Dalla legittima difesa alla licenza di uccidere

Non voglio parlare dei due coniugi massacrati di botte a Lanciano per innescare l’ennesimo dibattito sull’uso delle armi. Accontentiamoci di commentare una notizia di qualche giorno fa, sicuramente sfuggita a molti, che ci aiuta a capire meglio come siamo arrivati a trasformare la legittima difesa in licenza di uccidere. Due anziani coniugi sono stati vittime di un furto nella loro abitazione. Il bottino, sessantamila euro di gioielli. Il colpevole? La badante straniera, che accusata dai derubati ha confessato subito di aver sottratto l’oro e di averlo rivenduto per un terzo del suo valore. A questo punto tutti penseranno: peccato per i gioielli, ma almeno giustizia è stata fatta. E invece no. La Procura ha chiesto l’archiviazione “per particolare tenuità dell’offesa”. Le vittime, sconcertate dalla piega amara che ha preso la vicenda, hanno fatto opposizione. Adesso toccherà al giudice stabilire se procedere o meno contro la ladra, ma ci sono buone probabilità che riesca a farla franca.

Lo strumento della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa è stato introdotto nel nostro Codice Penale all’art. 131-bis da una legge del 2015. Per un lungo elenco di reati, tra cui il furto e il danneggiamento, è possibile che il colpevole se la cavi con un buffetto. Le carceri scoppiano? I tribunali sono al collasso? La soluzione è semplice: smettiamo di dire che i reati sono reati e il gioco è fatto. Ti rubano sessantamila euro di gioielli? Spiacenti, ma è un fatto di lieve entità. Se per la fredda burocrazia giudiziaria si tratta di reati “minori”, per cui non vale la pena di celebrare un processo ed è meglio lasciare i colpevoli a spasso, per le vittime si tratta invece di vicende laceranti. Vedere poi che chi ti ha fatto del male non viene punito, e non perché è stato furbo e ha ingannato gli inquirenti, ma perché è proprio così che vuole la legge, allora può portarti anche alla disperazione.

E che succede quando i cittadini si sentono in preda alla disperazione? Succede che sparano. Proprio così. Si mettono a sparare al ladro che fugge, all’ombra che si muove in giardino, che magari è la moglie uscita un attimo, o il figlio che rientra un po’ tardi dalla discoteca. Sparano perché non si sentono difesi dallo Stato e pensano che tanto ai delinquenti non faranno niente. Non a caso il dibattito politico di questi giorni infiamma sulla legittima difesa, che si sta trasformando in licenza di uccidere. E nonostante tutto qualcuno ha il coraggio di stupirsi di come stanno andando le cose. Chiediamoci piuttosto come abbiamo fatto ad arrivare fino a qui. Quando uno Stato rinuncia per legge a punire i colpevoli, di un furto come di una strage, allora non è più Stato di diritto, ma è la cronaca di un diritto che c’è stato e ora non c’è più.

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